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Regolamento per l’abilitazione nella scuola media (1986)

Questo documento segna un passaggio importante nella storia delle abilitazioni per i docenti delle scuole medie. Con esso si esce definitivamente da una prima fase, quella dei corsi di aggiornamento abilitanti con cui si erano formati a operare nella nuova scuola i docenti dei precedenti tipi di scuole (scuole maggiori, ginnasi, scuole di avviamento e di economia domestica). 

Molte delle novità qui introdotte anticipano già la struttura che sarà poi quella dell’Istituto per l’abilitazione e l’aggiornamento dei docenti (IAA) istituito nel 1995: il coinvolgimento di esperti e direttori, la composizione delle commissioni abilitanti, le modalità di valutazione mediante visite in classe e la stesura di un lavoro di documentazione, tutto questo dà avvio alla formazione “en emploi” dei docenti di scuola media che caratterizzerà la formazione per circa due decenni prima della piena accademizzazione della formazione professionale dei docenti.

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Piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese (2015)

Il piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese, approvato nel 2015, è il risultato di un processo che ha visto il Ticino aderire al Concordato intercantonale HarmoS e di conseguenza trovarsi confrontato con la necessità di avere un piano di studio unico per tutta la scuola dell’obbligo. Infatti, questo documento sostituisce i precedenti piani delle scuole dell’infanzia (Orientamenti programmatici per la scuola dell’infanzia, 2000), per la scuola elementare (Programmi del 1984) e per la scuola media (Piano di formazione del 2004). Con uno spiccato orientamento al paradigma delle competenze tanto disciplinari quanto trasversali e una forte attenzione alla continuità tra gradi scolastici, il documento apre in Ticino la stagione della programmazione didattica per competenze.

Nel 2022 il documento è stato oggetto di una revisione, di modo che la versione qui proposta è in un certo senso già una fonte storica. 

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Il contributo della scuola all’opera di orientamento professionale, di Elmo Patocchi (1926)

Il testo, pubblicato nel 1933 dalle autorità cantonali e scritto dal Direttore dell’Ufficio dell’orientamento professionale, è una sorta di vademecum per l’orientamento delle allieve e degli allievi delle scuole dell’obbligo e in particolare per ciò che la scuola e l’insegnante possono fare per contribuire a questo compito. Da notare i numerosi riferimenti ad autori dell’attivismo pedagogico (Claparède, Ferrière) e a concetti in voga allora nella ricerca psicologica. Interessanti anche, nell’ultima parte dell’opuscoletto, alcune considerazioni sul mercato del lavoro in Ticino e l’immigrazione di lavoratori stranieri, che l’autore attribuisce tra l’altro a insufficienze nell’orientamento professionale (e quindi un insufficiente incontro tra sistema formativo e mercato del lavoro).

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Regolamento per gli esami magistrali (1904)

La questione degli esami di accesso alla professione docente comincia a essere, nel Ticino della fine dell’Ottocento, un problema serio. Lo Stato, che da un lato gestiva in proprio un istituto di formazione (la Scuola Normale) ammetteva al contempo l’esistenza di istituto di formazione privati (spesso gestito da enti religiosi) che a loro volta avevano al loro interno un corso magistrale. La legge scolastica del 1879 (legge Pedrazzini) stabiliva pertanto all’art. 80 che “Gli aspiranti che non hanno frequentato la Scuola normale possono però essere ammessi, a loro spese, ad uno speciale esame, davanti ad una Commissione scelta dal Dipartimento di Pubblica Educazione. (…)” Il regolamento del 1904 fissa le condizioni, lo svolgimento e il programma di questo esame. 

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Le condizioni stabilite da questo regolamento saranno superate dalle disposizioni della legge sull’insegnamento professionale (1914) e del successivo regolamento 

L’orientamento professionale negli anni ’20: gli Atti del Congresso di Locarno del 1926

L’11 ottobre 1926 si tenne a Locarno un importante convegno che coinvolse numerosi attori della formazione professionale, dalle scuole professionali presenti ai datori di lavoro, ma anche relatori come il medico cantonale o il responsabile dell’orientamento del Cantone di Basilea-Città. Pubblicati nel 1927, gli Atti forniscono uno spaccato interessante dei punti di vista e delle idee sulle idee che allora si avevano del ruolo che ragazze e ragazzi avrebbero assunto nella società, del modo in cui li si sarebbe orientati perché trovassero quella posizione e sulle politiche da mettere in atto in termini di offerta formativa. 

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Un esempio di orientamento professonale: i due volumetti di Antonio Lucchini Carriere maschili (1948) e Carriere femminili (1950)

I due volumetti, pubblicati dai due Dipartimenti della Pubblica educazione e del Lavoro, dell’industria e del commercio, sono opera del capo dell’ufficio cantonale dell’orientamento professionale. Destinati  ai giovani maschi rispettivamente alle ragazze  per orientarli nella scelta di un percorso di formazione professionale, sono  espressione  del loro tempo per gli stereotipi di genere che veicolano ma al contempo sicuramente denotano un nuovo sforzo delle autorità cantonali nel voler avviare i giovani verso vere formazioni professionali e soprattutto verso una scelta consapevole rispetto a questo importante traguardo. Probabilmente venivano utilizzati anche nelle scuole maggiori (nate da una riforma scolastica nel 1923) e nelle scuole scuole di avviamento professionale (istituite nel 1942). 

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Ordinanza per la costruzione e adattamento dei banchi scolastici (1885)

In questa circolare del Dipartimento di Pubblica istruzione ai Municipi e alle Delegazioni scolastiche viene posto un problema che alla fine dell’Ottocento era considerato di cruciale importanza: la questione del banco scolastico. Il documento intima alle autorità locali di dotare le proprie scuole di nuovi banchi scolastici o di adattare quelli esistenti secondo i criteri dell’Ordinanza e incarica gli Ispettori di sincerarsi del rispetto di questa disposizione. 

Medici e pedagogisti avevano scoperto l’importanza non solo di scuole salubri, spaziose e luminose (dando vita a una vera e propria scienza, l’igiene scolastica) ma anche l’importanza di una corretta postura durante le lunghe ore che allieve e allievi passavano sui banchi, onde evitare forme di scoliosi e altre malformazioni. Scattava allora una vera e propria gara a individuare la forma migliore del banco scolastico, come si racconta in forma eloquente anche in questa fonte. 

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Il rapporto CDPE “Lehrerbildung von morgen” (LEMO) del 1975

Questo rapporto è uno dei documenti importanti per comprendere il passaggio dalle scuole magistrali di tipo seminariale alle Alte scuole pedagogiche nell’ultimo quarto del Novecento. Sostanzialmente in esso la CDPE ribadisce la necessità ormai non più procrastinabile di una riforma delle scuole seminariali e delinea le possibili vie per la realizzazione di tale riforma. Qui riproduciamo (in lingua francese) la parte del rapporto relativa alle future strutture della formazione dei docenti. 

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In Ticino, il passaggio alla Scuola magistrale postliceale è da leggersi anche nel contesto delle raccomandazioni contenute nel rapporto LEMO, come si capisce bene leggendo il rendiconto che ne fece il direttore della Scuola magistrale di Locarno,Guido Marazzi (tra gli estensori del rapporto LEMO)  nella rivista Scuola ticinese (a questo link).

Scuola magistrale postliceale, guida al tirocinio (1986)

Il documento è frutto del passaggio dalla Scuola magistrale seminariale alla Scuola postliceale. Spiega nel dettaglio le finalità e il funzionamento della parte pratica della formazione nella scuola postliceale, dando preziose informazioni sulla nascita di un dispositivo (le cosiddette pratiche professionali) che caratterizzano ancora oggi la formazione  degli insegnanti in Svizzera. In allegato si trovano anche gli estratti del regolamento e dei programmi relativi al tirocinio.

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