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Il contributo della scuola all’opera di orientamento professionale, di Elmo Patocchi (1926)

Il testo, pubblicato nel 1933 dalle autorità cantonali e scritto dal Direttore dell’Ufficio dell’orientamento professionale, è una sorta di vademecum per l’orientamento delle allieve e degli allievi delle scuole dell’obbligo e in particolare per ciò che la scuola e l’insegnante possono fare per contribuire a questo compito. Da notare i numerosi riferimenti ad autori dell’attivismo pedagogico (Claparède, Ferrière) e a concetti in voga allora nella ricerca psicologica. Interessanti anche, nell’ultima parte dell’opuscoletto, alcune considerazioni sul mercato del lavoro in Ticino e l’immigrazione di lavoratori stranieri, che l’autore attribuisce tra l’altro a insufficienze nell’orientamento professionale (e quindi un insufficiente incontro tra sistema formativo e mercato del lavoro).

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L’orientamento professionale negli anni ’20: gli Atti del Congresso di Locarno del 1926

L’11 ottobre 1926 si tenne a Locarno un importante convegno che coinvolse numerosi attori della formazione professionale, dalle scuole professionali presenti ai datori di lavoro, ma anche relatori come il medico cantonale o il responsabile dell’orientamento del Cantone di Basilea-Città. Pubblicati nel 1927, gli Atti forniscono uno spaccato interessante dei punti di vista e delle idee sulle idee che allora si avevano del ruolo che ragazze e ragazzi avrebbero assunto nella società, del modo in cui li si sarebbe orientati perché trovassero quella posizione e sulle politiche da mettere in atto in termini di offerta formativa. 

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Un esempio di orientamento professonale: i due volumetti di Antonio Lucchini Carriere maschili (1948) e Carriere femminili (1950)

I due volumetti, pubblicati dai due Dipartimenti della Pubblica educazione e del Lavoro, dell’industria e del commercio, sono opera del capo dell’ufficio cantonale dell’orientamento professionale. Destinati  ai giovani maschi rispettivamente alle ragazze  per orientarli nella scelta di un percorso di formazione professionale, sono  espressione  del loro tempo per gli stereotipi di genere che veicolano ma al contempo sicuramente denotano un nuovo sforzo delle autorità cantonali nel voler avviare i giovani verso vere formazioni professionali e soprattutto verso una scelta consapevole rispetto a questo importante traguardo. Probabilmente venivano utilizzati anche nelle scuole maggiori (nate da una riforma scolastica nel 1923) e nelle scuole scuole di avviamento professionale (istituite nel 1942). 

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Una relazione sulla partecipazione delle scuole professionali all’esposizione nazionale di Berna del 1914

Il documento, pubblicato nel 1916, fornisce interessanti informazioni su questa partecipazione, con la quale le scuole di disegno e di arti e mestieri del Ticino si presentarono all’esposizione nazionale. Il contributo ticinese proveniva in particolare dalla scuola di arti decorative di Lugano, dalla scuola superiore di decorazione pittorica e dalla scuola di disegno di Arzo.

Quella di inviare lavori delle scuole alle esposizioni nazionali era una consolidata abitudine: le scuole professionali ticinesi avevano fatto altrettanto in occasione dell’esposizione nazionale del 1896 a Ginevra, e nel 1883 all’esposizione nazionale di Zurigo il Ticino aveva mandato un gran numero di manuali, materiali scolastici e soprattutto quaderni di allievi.

La relazione è opera dell’ispettore delle scuole professionali in Ticino, Luigi Brentani, che nelle conclusioni del testo fornisce anche una serie di considerazioni sulle scuole professionali e sulla situazione in cui questo settore si trova nel periodo della prima Guerra mondiale.

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Un esempio precoce di orientamento professionale: “Le vie del successo di Brentani/Baer” (1917)

In un certo senso, questo manuale, che il direttore dell’Ufficio della formazione professionale, Luigi Brentani, traduce dal tedesco per metterlo a disposizione del settore delle scuole professionali e della formazione degli apprendisti in Ticino, è il primo documento nel quale veniamo a sapere qualcosa sulla formazione “duale” che pure tanta importanza ha nel nostro sistema educativo. Non a caso, come chiarisce il curatore/traduttore nell’Introduzione, il testo è il risultato di un concorso indetto da una grande azienda in Svizzera tedesca.

Il testo (che qui pubblichiamo nella terza edizione del 1923) rimarrà in uso a lungo, anche perché solo due decenni più tardi le autorità cantonali pubblicheranno testi più aggiornati di orientamento professionale. Il volumetto affronta tutte le problematiche cui va incontro il giovane (o la giovane) che vuole imparare un mestiere, dalla ricerca di un posto di tirocinio ai saperi necessari per imparare la professione. Troviamo anche lettere-modello per domande d’impiego e informazioni sull’organizzazione delle formazioni professionali in Ticino tra le due Guerre mondiali.

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Programmi delle scuole di avviamento professionale del 1959

Le Scuole di avviamento professionale avevano sezioni per allievi o allieve, separate per sesso. La loro funzione era essenzialmente di preparare gli allievi e le allieve che, una volta terminata la scuola maggiore, non avevano ancora l’età per sottoscrivere un contratto di tirocinio (che la legge fissava a 15 anni) a prepararsi a questa loro entrata nel mondo del lavoro. Le materie di studio non erano le stesse nelle sezioni maschili e in quelle femminili.

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Programma per le scuole di economia domestica del 1959

La scuola di economia domestica era una scuola obbligatoria, femminile, del settore Secondario I. Serviva sostanzialmente a completare la formazione culturale delle  ragazze che, terminate le Scuole maggiori, vi si potevano preparare al loro ruolo di future madri e spose, oppure acquisire le nozioni essenziali per entrare in seguito in una formazione professionale.

Questo programma si trova all’interno dei programmi “delle scuole obbligatorie”: la loro frequenza è diventata obbligatoria (art. 75 Legge scolastica del 1958) per le ragazze di 14 anni che non frequentano un’altra formazione.

Programma in pdf (pp. 41-46)